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Carl William Brown il vendicatore letterario

Carl William Brown il vendicatore letterario.

Carl William Brown il vendicatore letterario.

Lo schiavo, nell’attimo in cui respinge l’ordine umiliante del suo superiore, respinge insieme la sua stessa condizione di schiavo.
Albert Camus

Dedicato a tutti coloro che hanno sofferto, che soffrono o che soffriranno, con buona pace del potere, dell’autorità e della sublime stupidità.
Carl William Brown

Forse ormai l’unica vera ed efficace forma di provocazione letteraria non può essere
costituita che dall’omicidio. Carl William Brown

Ma chi è costui? Diciamo pure che è uno scrittore, uno studioso, un educatore, un contestatore, un ribelle, un idealista, un materialista, un umorista, un artista, un surrealista, un dadaista, un nichilista e si potrebbe continuare! La sua nazionalità è italiana ma egli si considera apolide, una nullità dell’universo che ha deciso di contrastare la somma regina dell’umanità, vale a dire la stupidità e ogni sua forma di autorità.

Il suo nome è dedicato ad alcuni grandi personaggi che lo hanno ispirato, anche se poi, come direbbe Shakespeare, che cosa c’è in un nome, una rosa non sarebbe forse una rosa se la chiamassimo in un altro modo? Ma perché “Il vendicatore”? Il termine è da intendersi in maniera letteraria e si rifà ad un istinto atavico di rivalsa nei confronti di ogni ingiustizia e di ogni sopruso, di protesta verso il dolore causato dagli abusi del potere e dell’autorità, di poter riconquistare la serenità e la pace interiore, consapevoli che solo la lotta, la ricerca, la perseveranza e la determinazione possono influire sul proprio e altrui destino dando allo stesso tempo un senso di grande ed umana vitalità.

E’ proprio perché Carl William Brown pensa che il ruolo dell’intellettuale sia quello di divulgare una visione del mondo più ideale al fine di migliorare quella reale che ha deciso di rivestire il ruolo del vendicatore letterario, incitando e confortando, attraverso nuove forme di pensiero, tutti coloro che vogliono, contrastando il dominio della stupidità, guadagnarsi un po’ più di libertà. Carl William Brown è sostanzialmente un teorico, un filosofo-artista alla maniera di Nietzsche, fortemente consapevole che l’azione deve seguire il pensiero (Shakespeare), ed è perciò che attraverso i suoi aforismi cerca di divulgare le sue idee affinché gli altri possano agire e quindi migliorare il comportamento della specie.

Talvolta egli può sembrare perfino troppo sarcastico e crudele e le sue riflessioni quasi criminali, ma, come ci ricorda Freud: “Con la cattiveria, l’uomo si vendica contro la società per i limiti che essa gli impone. Questo desiderio di vendetta anima tutti.” E’ dunque per incitare gli uomini troppo buoni a non farsi schiacciare e sfruttare dal potere della stupidità (o se preferite dalla stupidità del potere) che scrive Carl William Brown, consapevole di poter offrire uno stimolo, un sollievo e uno spunto di riflessione a tutti coloro che odiano il non sapere, la violenza, il dolore, lo sfruttamento, la stupidità suprema e assurda che influisce negativamente sulle nostre vite, anche le più agiate.

Certo, direte voi, questo autore non deve essere molto soddisfatto della sua esistenza se nutre tanto rancore nei confronti delle malefatte dell’imbecillità, ma d’altronde se non sono coloro che si trovano a disagio a voler per primi cambiare la situazione in cui si trovano, chi mai dovrebbe essere? Sono gli infelici a lottare per un mondo migliore, perché appunto ricercano la felicità, diceva Lauer. Inoltre come sostiene Mario Vargas Llosa è tipico della buona letteratura suscitare una certa inquietudine verso il mondo reale, una certa forma di ribellione nei confronti dell’autorità, delle istituzioni o delle consuetudini stabilite. E’ sostanzialmente lo stesso pensiero di Corrado Staiano che ci ricorda appunto come ai nostri giorni nella letteratura, come del resto tra gli intellettuali di questa società, c’è carenza di passione, c’è acquiescenza, e questo perché non nascono più ribelli, e allora ecco il perché io ho deciso di cercare di fare qualcosa nel senso opposto dando cioè corpo allo stato nascente della protesta e ho deciso così di voler suscitare un senso di indignazione, di contestazione, di vendetta.

E per finire alcune parole di rassicurazione e di conforto per chi, ignaro del fatto che per creare bisogna distruggere (Eliot), trovasse gli scritti dell’autore un po’ troppo nichilistici: “La morte fa coppia con l’Amore. Insieme governano il mondo…Dal principio la psicanalisi riteneva che solo l’amore fosse importante. Oggi sappiamo che la morte lo è altrettanto. Da un punto di vista biologico ogni essere vivente, per quanto intensamente la vita bruci in lui, anela al Nirvana, anela alla cessazione di quella “febbre chiamata vita” (E.A. Poe). Il desiderio può essere mascherato dalle più varie circonlocuzioni. Ciò non toglie che lo scopo ultimo della vita sia la sua stessa estinzione!…La vittoria finale spetta sempre al Verme Conquistatore.” (Sigmund Freud)

Così Carl William Brown conscio che il ruolo del filosofo è quello di insegnare a morire (si veda Montaigne), anche perché chi ha imparato a morire ha anche imparato a non essere schiavo e quindi a lottare per la libertà, cerca con i suoi aforismi di trasformare la buffa tragedia dell’umanità in una soave commedia contro la stupidità e grazie al suo umorismo intende appunto incanalare la perniciosa aggressività dell’assurdità in una acerrima sfida contro il male e la banalità, allo scopo ovviamente di conquistare un po’ più di felicità.

If you want to find out more, visit www.daimon.org/cwb/

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About Carl William Brown

I'm Carl William Brown a holistic teacher, a webmaster, a trader, and a writer of aphorisms and essays. I have written more than 9,000 original quotations and at present I'm also working at my only novel, Fort Attack, which is also a wide and open blog project. At the moment I'm teaching English in a secondary school, but up to now I have done a lot of other things as well, both in business, educational, sport and social fields. Some years ago, in 1997 following the examples of the Rotary or the Lyons Clubs I founded the Daimon Club Organization to promote every sort of activities, creativity, art, literature, new technologies, informatics, business and marketing, public health and education and to meet new friends with these kind of interests.
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